Il Cerchio dell'Oracolo

Ascolta..il tempo si è fermato

Eccomi

Blogger: Sahira
Luce ed ombra di un sottobosco autunnale..brezza di un crepuscolo primaverile..aria frizzante di una tempesta invernale..soffio di libeccio di una notte d'estate..

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

RSS 2.0 ATOM 0.3 Powered by Splinder

Varie

Scarica il font
Bradley hand itc

CURRENT MOON
moon info

Visite

Sono passati *loading* viandanti

Image hosted by Photobucket.com

Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici; se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.[...]

Virgilio, Bucoliche, Egloga IV

mercoledì, 09 luglio 2008
 

Arcade

Figlio di Zeus e della ninfa Callisto. Insegnò agli uomini a seminare i cereali, a filare la lana e a fare il pane. Diede il nome all'Arcadia. Tramutato in orso fu assunto in cielo insieme alla madre, a sua volta trasformata in orsa, per formare le costellazioni dell'Orsa Maggiore e Minore.


[…] pur essendo un'orsa, si spaventa se scorge un orso sui monti, ha terrore dei lupi, sebbene un lupo fosse suo padre. Ed ecco apparire, sul punto di compiere quindici anni, Arcade, nipote di Licàone, che nulla sapeva della madre.
Mentre insegue la selvaggina, sceglie gli anfratti più adatti e circonda con maglie di rete i boschi dell'Erimanto, s'imbatte in sua madre. Quando lo vede, lei s'arresta come se lo riconoscesse; ma Arcade, all'oscuro di tutto, di fronte a quegli occhi che immobili lo fissavano senza sosta, s'impaurisce e arretra; quando poi lei accenna ad avvicinarsi, è lì per trafiggerle il petto con un dardo micidiale. Ma l'Onnipotente l'impedì: rimovendoli entrambi, rimosse il delitto, e sollevatili in aria con un turbine di vento, li pose nel cielo facendone due costellazioni contigue.

(Ovidio, Metamorfosi II)

Postato da: Sahira a 17:50 | link | commenti (2) |

miti e leggende

domenica, 01 giugno 2008
 

Il Sacro Bosco Celtico
Alberi Ogham


Il primo albero dell’Ogham è la Betulla, dalla bianca corteccia, simbolo di purezza e castità. La Betulla rappresentava l’inizio di un nuovo ciclo vitale nonché la porta per il nuovo anno celtico, che iniziava il primo giorno di Novembre, in seguito alle celebrazioni di Samhain (usualmente conosciuto come Allhallows o Hallowe’en). La Betulla era considerata la protettrice e la guida spirituale di ogni nuova partenza, fisica o spirituale.
 
Il secondo albero del Bosco Sacro è il Sorbo Selvatico, che rivestiva un’importante funzione nelle cerimonie druidiche. La stessa bacca del Sorbo reca una minuscola stella a cinque punte, o pentagramma, stimato come antico simbolo magico di protezione. Anche per questo particolare il Sorbo Selvatico era utilizzato e citato generalmente nei riti di protezione.
 
L’Ontano, il terzo albero del Bosco Sacro, era utilizzato a sua volta nei riti di protezione, in particolare negli scontri e nelle dispute, e per accrescere e sviluppare il potere oracolare. Questo albero è indissolubilmente legato alla figura di Bran il Santo, o il dio Bendegeit Bran, la cui leggenda è conservata e perpetrata ancora dalla presenza dei celebri corvi sulla Torre di Londra.
 
Il Salice, in gaelico Sorcha, all’interno del Cammino Celtico, rappresenta i ritmi lunari e femminili della vita. Durante il mese del Salice si teneva la Festa del Fuoco della dea della veggenza Brigit, protettrice dei poeti, dei medici, degli artigiani, dei fabbri e degli artisti che lavoravano il bronzo, figura che, nella devozione cristiana, si trasformò o si sovrappose a quella di Santa Brigitta, seconda per importanza solo a San Patrizio.
 
Il Frassino, Necht, rappresenta l’Albero del Mondo ed è presente anche nella mitologia norvegese come Yggdrasil, l’albero di Odino. Questo albero possiede radici che penetrano molto in profondità nel terreno e rami spessi e forti. Per questa sua immagine di molteplicità e robustezza, nella mitologia celtica e norvegese il Frassino era percepito come uno specchio del mondo e dell’universo, contemplando ed abbracciando gli Inferi, la Terra ed il Cielo. Il Frassino è il nodo fra il microcosmo e il macrocosmo, l’anello di congiunzione fra il soggetto e la Natura. Esso indicava in particolare comprensione ed equilibrio.
 
Il femminile Biancospino, che cresce con una densa fronda di numerosi e contorti rami, veniva usato per delimitare le proprietà, in siepi spinose, atte a proteggere il nucleo familiare e la terra. Il Biancospino rappresentava soprattutto la purezza e la castità, l’attesa ed il raccoglimento personale.
 
La Quercia era considerata la regina della foresta, perfetta, forte dei suoi imponenti rami e salda nelle sue ancor più grandi radici. La sua crescita è lenta ma piuttosto sicura. La Quercia spicca nelle spirali della feconda danza della fertilità dei mesi solari. Questo albero simboleggiava la salda protezione e le forza primordiale, nonché l’abilità di sopravvivere.
 
L’Agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità. Era considerato, insieme all’Edera e al Vischio, un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. Nelle quotidianità celtica si pensava che l’Agrifoglio fosse di aiuto e sostegno in ogni sorte di battaglia spirituale.
 
Il Nocciolo, in gaelico Cron, era associato con l’ispirazione poetica, la meditazione e la mediazione. Quest’albero era in particolare utilizzato e citato a fini divinatori e per potenziare l’intuizione.
 
Il Melo è da sempre associato con la scelta e la capacità decisionale. Legata a quest’albero era la magica Terra delle Mele detta Avalon, all’interno della quale si situa Glastonbury. La mela, come citato, se tagliata trasversalmente, manifesta nei suoi semi un pentagramma, un basilare quanto potente simbolo magico.
 
La Vite, Mbracht, era connessa con i poteri profetici, con la sensibilità psichica, preferita al senso comune. Il vino ottenuto dai suoi frutti era utilizzato per allentare il controllo logico ed intellettuale e favorire l’intuizione e l’ispirazione profonda e istintiva.
 
L’Edera, Gorm, rappresentava la ricerca di se stessi, la danza spiraliforme dell’anima verso l’illuminazione.
 
Il Giunco era simbolo e fonte di protezione nella battaglia e nel viaggio. Per la sua particolare forma a freccia argentata era associato nelle credenze celtiche all’azione direzionata e precisa, quale lo scoccare una freccia.
 
Il Prugno Selvatico rappresentava il fato o l’influenza esterna. Esso incarnava simbolicamente ogni tipo di evento che intralciasse o rendesse spinoso il sentiero intrapreso.
 
Il Sambuco governa il tredicesimo mese dell’anno celtico e rappresentava la rigenerazione e l’eterno ciclo di vita e morte, che abbracciava ogni creatura naturale ed ogni aspetto dell’esistenza fisica e spirituale.
 
L’Abete Bianco simboleggiava la chiarezza della visione, per l’elevata altezza che raggiungono i suoi rami, che dominano dall’alto le foreste. Esso era collegato alla guarigione e alla veggenza.
 
Il Ginestrone, per i suoi caratteristici fiori gialli, ricchi e colmi di nettare e polline, che permangono sul suo manto quasi per la totalità dell’anno, era associato alla raccolta e all’abbondanza.
 
L’Erica, come il Vischio, era potente simbolo di fertilità e guarigione.
 
Il Pioppo Bianco era connesso alla capacità di sopportazione e di resistenza. Esso era altresì associato alla comunicazione e al linguaggio, nonché alla giusta percezione dei propri dubbi e timori, per la particolarità del suo fogliame di poter mormorare e sussurrare nella brezza più leggera.
 
Il Tasso era legato alla longevità, alla rinascita e alla reincarnazione, nonché alla saggezza, frutto dell’esperienza del passato.
 
La Fusaggine era associata alla dolcezza e alla letizia.
 
Il Caprifoglio era, come l’Edera, legato alla ricerca del sé. Esso era particolarmente utilizzato come guida nel discernimento e nei cammini spirituali.
 
Il Faggio era legato alla conoscenza antica, attingibile da oggetti, luoghi e scritti. Esso rappresentava la fondamentale guida del passato per comprendere il presente.


www.celticworld.it

Postato da: Sahira a 12:50 | link | commenti (2) |

miti e leggende, culto

venerdì, 09 maggio 2008
 

Cecrope

Cécrops_MeyersCecrope è una figura della mitologia greca e costituisce il primo leggendario re di Atene.

Nacque dal suolo stesso dell'Attica, ed era rappresentato con un corpo da uomo terminante con una coda di serpente. Nell'antichità, infatti, il serpente era uno dei simboli della terra.

I miti e le leggende legati alla fondazione di Atene sono vari e complessi; in alcuni, il fondatore di Atene sarebbe stato Eretteo, al quale Cecrope sarebbe succeduto; in altre il fondatore sarebbe Erittonio.

In tutte le versioni, comunque, Cecrope risulta figlio della Madre Terra, a lui sono attribuiti i primi segni di civiltà, come l'abolizione dei sacrifici cruenti, il principio della monogamia, l'invenzione della scrittura e l'uso di seppellire i morti.

Cecrope sposò Agraulo dalla quale nacquero tre figli: Agraulo (figlia), Erse e Pandroso.

La tomba di Cecrope sembra sia da collocarsi, secondo il mito, sull'acropoli di Atene, nei pressi dell'Eretteo.

Postato da: Sahira a 10:35 | link | commenti (4) |

miti e leggende

venerdì, 02 maggio 2008
 

Ontano

Nell'antichità l'Ontano produceva tre tinture: il verde dai fiori, il bruno dai rami e il rosso dalla corteccia, che simboleggiavano l'acqua, la terra e il fuoco. Il quarto elemento, l'aria, era simboleggiato dalla costruzione dei fischietti ottenuti dai rami verdi svuotati.

Nel calendario degli alberi simboleggia il 4° mese.

In Svezia, Foroneo, figlio del dio fluviale Inaco e di Melia, la ninfa del Frassino, sarebbe stato il primo fondatore di una comunità umana.
Foroneo regnava nel Peloponneso dove aveva fondato Argo,una splendida cittadina. Sua sorella Io, sacerdotessa di Era, fu amata da Zeus, ma venne trasformata in giovenca dalla dea gelosa. La figlia di Foroneo, Niobe, che, sedotta da Zeus fu trasformata in pietra.
Foroneo, legato a Zeus e ad Era dalle donne della sua famiglia, compare solo attraverso la leggenda, oltretutto confusa.
Il suo nome rimane misterioso e gli si trova un solo accostamento: l'antichissimo vocabolario preellenico Fearinos, che significa "l'alba dell'anno" e che designava una divinità arcaica, confusa in seguito con Cronos (dio dei morti a cui si offrivano sacrifici animali il giorno dell'equinozio di primavera, a Olimpia).

Fearinos, nella forma fearn che ha conservato in irlandese, era anche il nome arcaico dell'Ontano. E' perciò probabile che in Grecia esistesse un tempo un culto dell'Ontano sopravvissuto ad Argo ma di cui si trova traccia nell'Europa celtica, in Irlanda per esempio, dove il taglio dell'Ontano sacro veniva punito con la distruzione per fuoco della casa del colpevole. L'Ontano nell'antichità veniva considerato come la vita dopo la morte.

Nell'odissea è il primo dei tre alberi ad essere nominato di risurrezione; formavano una fitta boscaglia intorno alla grotta della ninfa Calipso, nell'isola di Ortigia.

Postato da: Sahira a 18:18 | link | commenti |

miti e leggende

giovedì, 24 aprile 2008
 

Preghiera a Viracocha


A Viracocha, potere di tutto ciò che esiste,sia esso maschio o femmina
Santo, Signore, creatore della luce nascente. Chi sei? Dove sei?
Non potrei vederti? Nel mondo di sopra, nel mondo di sotto?
Da qual mai lato del mondo si trova il tuo trono possente?
Dall'oceano celeste o dai mari terrestri, quale abiti? Pachacamac, Creatore dell'uomo
Signore i tuoi servitori, con i loro occhi macchiati, desiderano vederti...
Il sole, la luna, il giorno, la notte, l'estate, l'inverno, non sono liberi
Ricevono i tuoi ordini, ricevono le tue istruzioni. Vengono verso ciò che è stato già misurato...
Dove ed a chi tu hai già inviato lo scettro brillante?
Con una bocca rallegrata, con una lingua rallegrata, di giorno e di notte tu chiamerai. Digiunando tu canterai con voce di usignolo
E forse nella nostra gioia, nella nostra buona fortuna, da non importa quale angolo del mondo, il Creatore dell'uomo, il Signore onnipresente ti ascolterà...
Creatore del mondo di sopra, creatore del mondo di sotto, del vasto oceano. Vincitore di tutte le guerre, dove sei? Che dici? Parla, vieni. Vero di sopra. Vero di sotto. Signore modellatore del mondo, potere di tutto ciò che esiste, solo creatore dell'uomo, dieci volte io ti adorerò con i miei occhi macchiati.
Quale splendore!
Mi prostrerò al tuo cospetto. Guardami signore, fa' attenzione a me!
E voi fiumi, e voi uccelli, datemi la vostra forza e tutto ciò che potete, aiutatemi a gridare con le vostre gole, con i vostri desideri e, ricordandoci di tutto, rallegriamoci, siamo felici. E così, euforici, partiremo...


da Alfred Metraux Gli Inca (trattasi della trascrizione di una preghiera a Viracocha, preghiera tradotta da Josè Maria Arguedas).

Postato da: Sahira a 07:03 | link | commenti (3) |

miti e leggende, culto



Calendario

Image hosted by Photobucket.com

organizzazione non governativa indipendente di difensori dei diritti umani

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Directory of Academic Blogs

directory blog italia

Technorati Profile