Il Cerchio dell'Oracolo

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Blogger: Sahira
Luce ed ombra di un sottobosco autunnale..brezza di un crepuscolo primaverile..aria frizzante di una tempesta invernale..soffio di libeccio di una notte d'estate..

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Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici; se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.[...]

Virgilio, Bucoliche, Egloga IV

lunedì, 24 marzo 2008
 

Il blog chiude qui. Un grazie ai viandanti che hanno lasciato un segno della loro presenza, in special modo agli affezionati.

Postato da: Sahira a 01:23 | link | commenti (9) |

martedì, 18 marzo 2008
 

Sorge - passa - sul nostro Sud
Iscrive un semplice Mezzogiorno -
Lusinga per un Istante le Guglie
E infinito se ne va.


Emily Dickinson

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli

(Il sole che sorge e illumina il nostro sud. Poi lascia inciso nella natura e nella nostra mente un semplice ma splendente mezzogiorno. Infine, così come era venuto, se ne va, non senza lusingare con il calore e la bellezza del tramonto le cime di ogni cosa.
Quattro versi, in ciascuno dei quali è descritta un'ora del giorno e una tappa del percorso del sole: l'alba, il mezzogiorno, il tramonto, la sera.)

 

Il ponte a Villeneuve-la-Garenne_Alfred Sisley


Alfred Sisley, Il ponte a Villeneuve-la-Garenne, 1871

Postato da: Sahira a 18:33 | link | commenti (5) |

poesia

sabato, 15 marzo 2008
 

Il ratto di Proserpina

E Cupido aprì la faretra, e ubbidendo alla madre, tra le sue mille frecce ne scelse una che più acuminata e più stabile e più sensibile alla corda non avrebbe potuto essere. Aiutandosi col ginocchio curvò flessibile, e con la canna uncinata,  colpì  Plutone diritto nel cuore.

“Non  lontano dalle mura di Enna c'è un lago che si chiama Pergo; l’acqua è profonda. Neppure il Caistro sente cantare tanti cigni sopra le onde della sua corrente. Un bosco fa corona alle acque cingendole da ogni lato, e con le sue fronde fa schermo, come un velo, alle vampe del sole. Frescura donano i rami, fiori variopinti l'umido terreno. Qui la primavera è eterna. In questo bosco Prosèrpina si divertiva a cogliere viole o candidi gigli,  ne riempiva con fanciullesco zelo dei cestelli e le falde delle veste, e faceva con le compagne a chi ne coglieva di più, quando Plutone- fu quasi tutt'uno — la vide, se ne innamorò e la rapì. Tanto precipitosa fu quella passione. Atterrita, la divina fanciulla si mise a chiamare con mesta voce la madre e le compagne, ma soprattutto la madre, e poiché si stracciò l'orlo superiore  della tunica, questa si allentò e i fiori raccolti caddero per terra: e tanta semplicità c'era nel suo cuore di vergine, che anche la perdita dei fiori le causò dispiacere. Il rapitore lanciò il cocchio incitando i cavalli, chiamandoli ciascuno per nome, scuotendo sui colli e sulle criniere le briglie del cupo colore di ruggine; passò veloce sul profondo lago, sugli stagni dei Palaci, tra le esalazioni del golfo che erompe dalla terra e li fa ribollire…"

(Ovidio, Metamorfosi, libro V, vv.379-404).

 

ratto di proserpina_bernini

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, (particolare)

Postato da: Sahira a 09:18 | link | commenti |

miti e leggende

sabato, 08 marzo 2008
 

In questa breve Vita che dura solo un'ora
Così tanto - e così poco - è in nostro potere.


Emily Dickinson

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli

(Aforisma sulla brevità e sulle contraddizioni della vita, che ci offre così tanto e, insieme, così poco.)



L

L'albero della vita - Fregio Stoclet (dettaglio), Gustav Klimt

Postato da: Sahira a 11:36 | link | commenti (4) |

poesia

martedì, 04 marzo 2008
 

Sumeri - La cosmogonia

In principio vi era il Mare Primordiale (Nammu), probabilmente mai creato, e quindi eterno. Dal Mare ebbe origine la Montagna Cosmica, che aveva per base gli strati più bassi della terra, e per cima la sommità del cielo. La Montagna era formata da Cielo e Terra, ancora uniti insieme e non distinti. Il Cielo, nella personificazione il dio An, e la Terra, nella personificazione la dea Ki, generarono il dio dell'Aria Enlil. A questo punto avvenne la separazione: An "tirò" il Cielo verso di sé, mentre Enlil "tirava" la Terra, sua madre. Dall'unione di Enlil e Ki nacquero tutti gli esseri viventi, dei, uomini, animali e piante.

Inoltre, i sumeri introdussero il concetto di me. L'esatto significato di questa idea non è ancora chiaro, ma pare che definisse la capacità delle cose create di mantenersi in esistenza ed in moto continuo (capacità assegnata loro dagli dei).


La cosmologia

I sumeri consideravano l'universo visibile sotto forma di una semisfera, avente per base la Terra e per calotta il Cielo (An-Ki). La Terra era un disco piatto circondato dal mare (Abzu) e galleggiante su di esso. Al di sotto della terra stava un'altra semisfera diametralmente opposta a quella del cielo, non visibile, che conteneva le regioni infernali (Kur). Dunque, l'universo in generale era una sfera, divisa in due orizzontalmente dal piano diametrale costituito dalla terra. Da alcuni frammenti pare che i sumeri considerassero il cielo formato di un qualche metallo dai riflessi bluastri (questa credenza dipendeva probabilmente dal fatto che i meteoriti sono composti soprattutto di ferro e nichel quasi puri: il ferro siderale fu l'unica fonte di ferro metallurgico puro dell'antichità). Tra il Cielo e la Terra esisteva un terzo elemento, una sorta di "vento", o "soffio" (lil), le cui caratteristiche erano l'espansione e il moto. Gli elementi cosmici come Sole, Luna e stelle si ritenevano composti della stessa materia, ma in questo caso luminosa.
All'esterno della sfera dell'universo si stendeva all'infinito un Oceano Cosmico, un Mare primordiale misterioso ed invisibile.

Postato da: Sahira a 16:09 | link | commenti (3) |

miti e leggende



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