Il Cerchio dell'Oracolo

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Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici; se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.[...]

Virgilio, Bucoliche, Egloga IV

sabato, 19 gennaio 2008
 

La leggenda della nascita dell’arte

C’era una volta, qualche millennio fa, una bellissima fanciulla che viveva in un piccolo villaggio del Peloponneso. Alcuni dicono che il paesello fosse Sicione, altri Corinto. Non ne siamo certi, ma per l’importanza della storia narrata da Plinio ci è indifferente.
La nostra fanciulla viveva nella casa del padre che si chiamava Butade e che di mestiere faceva il vasaio. Un giorno Butade sorprese la figlia in un pianto dirotto. La causa di tutta quella disperazione era che il ragazzo di cui la fanciulla era perdutamente innamorata, se ne doveva andare lontano e l’avrebbe così lasciata sola chissà per quanto tempo. Il padre la strinse a sé e cominciò a confortarla rivolgendole frasi di consolazione e accarezzandole dolcemente quei capelli nerissimi, di cui le fanciulle di Sicione andavano fiere e che le scendevano a trecce sul suo bianchissimo collo. Ma nessun gesto buono del padre, come nessuna delle sue tenerissime parole, riuscivano a confortare la figlia. Butade allora andò a chiamare il ragazzo e concesse che i due giovani riposassero ancora una notte assieme nella sua casa. Il ragazzo si addormentò quieto accanto alla fanciulla, la quale però non riusciva a prendere sonno, tormentata com’era dal pensiero di non rivedere il suo amato chissà per quanto tempo.  Seduta sul letto, osservava il viso del giovane, che nel sonno, si sa, prende quei tratti buoni e dolcissimi che inteneriscono ogni lineamento. I riccioli scuri del suo capo disegnavano arabeschi sulla parete della stanza, illuminata dal riflesso lunare che sorgeva dalle scintille del mare di Corinto. La fanciulla seguiva il groviglio tremolante dell’ombra sul muro quand’ecco che il giovane si volta nel sonno e sulla parete si staglia netto il suo splendido profilo. Subito la fanciulla si alza, scende nel laboratorio del padre e risale nella stanza dopo aver preso un pennello con cui il padre usava decorare i vasi. Senza fare rumore dipinge sul muro seguendo i contorni dell’ombra del giovane e fissa così la sagoma degli amatissimi tratti del viso e quindi del suo corpo. Il giorno seguente il padre scopre il dipinto nella stanza della figlia e rimane impressionato dai meravigliosi lineamenti che descrivono quella figura. Un po’ per il suo fascino e un po’ credendo di poter così consolare meglio la figlia, ne trae un calco dal quale ottiene una statua che mette a cuocere assieme ai suoi vasi. Dicono che quella statua, per la sua bellezza e per entusiasmo popolare, venisse posta nel Ninfeo di Corinto e là rimase fino a quando il generale romano Lucio Mummio distrusse la città e con essa quella splendida memoria.

In una sola notte erano nate così la pittura e la scultura, e l’energia che ha permesso il prodigio è stata quella del sentimento: ora l’intenso amore d’una fanciulla, ora la malinconia d’un addio, ora l’affetto d’un padre, iscrivendo così l’operare d’arte nel registro del senso, che è quel luogo dove abitano le infinite possibilità d’essere d’ogni cosa.

di Carlo Adelio Galimberti

Postato da: Sahira a 13:57 | link | commenti (9) |

miti e leggende

giovedì, 10 gennaio 2008
 

Zaratan

zaratanLa balena-isola o Zaratan è un leggendario mostro marino, con la forma di una enorme balena o tartaruga. Le sue dimensioni sono tali che i marinai possono scambiarlo per un'isola, e sbarcarci sopra. Se lo Zaratan rimane a lungo a fior d'acqua, il suo dorso può coprirsi di vegetazione (addirittura una foresta).

Il mito di un mostro marino grande come un'isola, e che poteva essere scambiato per tale dai naviganti, risale almeno alla mitologia norrena (la Saga di Örvar-Odds e il Konungs skuggsjá) e accomuna Zaratan ad altri mostri marini celebri, in particolare il Kraken. Il Kraken tuttavia non viene in genere rappresentato come un pesce, ma come una piovra o un granchio.

Una balena-isola compare nelle Mille e una notte; la incontra Sindbad nel suo primo viaggio. All'incirca alla stessa epoca, ovvero al IX secolo, risale il primo riferimento a questo mostro in un'opera non di fantasia. Al-Jahiz, zoologo arabo, annotava nel proprio Libro degli animali:

« Per quanto concerne lo Zaratan, non ho mai incontrato nessuno che l'abbia visto con i propri occhi. Ci sono marinai che asseriscono di essersi spinti verso certe isole, vedendo valli boscose e spaccature nella roccia, e di essere sbarcati per accendere un gran fuoco; e che quando il calore delle fiamme ebbe raggiungo la spina dorsale dello Zaratan, questo abbia iniziato a immergersi nell'acqua con loro sopra di lui, e con tutte le piante che vi crescevano, fino a che solo quelli capaci di nuotare furono in grado di salvarsi. Questo supera persino la più coraggiosa e fantasiosa delle finzioni. »

Postato da: Sahira a 12:22 | link | commenti (2) |

miti e leggende



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