Il Cerchio dell'Oracolo

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Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici; se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console. E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.[...]

Virgilio, Bucoliche, Egloga IV

domenica, 30 dicembre 2007
 

Nereau

Nereau, ovvero il signore dei ragni, è una divinità creatrice venerata nelle isole micronesiane Nauru, conosciuta anche come Areop-Enap.

Il nome Nereau si riferisce, per la precisione, a due divinità distinte ma strettamente legate tra loro, tanto da essere inseparabili: Ragno Antico e Ragno Giovane. In alcune versioni, il primo è un essere preesistente rispetto alla creazione del mondo, la cui dimora sono - secondo le varianti del mito - il vuoto, l'oscurità, lo spazio infinito o il mare. Altri racconti narrano invece che Ragno Antico e Ragno Giovane nacquero entrambi da Te Bo Ma ("Oscurità") e Te Maki ("Spaccarsi assieme") coi fratelli Vuoto, Notte, Giorno, Tuono e Fulmine.

La variante del mito più nota è quella diffusa nelle Isole Gilbert, in cui Ragno Antico crea il cielo e la terra da una conchiglia. Subito dopo ordina ad acqua e sabbia di accoppiarsi, e dalla loro unione vengono generati gli esseri marini Nakika (il Polipo) e Riiki (l'Anguilla), e Nereau (il Ragno Giovane). Secondo questa versione, dunque, il nome Nereau rimanda a un solo aspetto della divinità, ovvero alla sua giovinezza.

In ogni caso, compito di Nereau è tramutare i pazzi e i muti in esseri umani. Egli, quindi, è anche una divinità del linguaggio oltre che creatrice.

Nereau è conosciuto con nomi che variano sensibilmente per il modo in cui sono trascritti nell'alfabeto latino. Tra questi ricordiamo Naareau, Na-areau, Nareau e Narleau, oltre a Areop-Enap che in lingua micronesiana significa appunto "Ragno Antico" (uno dei due aspetti della divinità).

Postato da: Sahira a 09:47 | link | commenti (2) |

miti e leggende

venerdì, 28 dicembre 2007
 

La Biddrina

La biddrina è un animale mitico che vive nelle zone umide della campagna della provincia di Caltanissetta.
Il termine Biddrina potrebbe derivare da una parola araba che indicherebbe un grosso serpente d'acqua. Secondo altre fonti, invece, potrebbe originare da "belluino", bestiale.
Questo ferocissimo rettile avrebbe una colorazione tra il verde e il blu, occhi rossi e una bocca talmente grande da consentirgli di ingoiare capretti, agnelli e bambini.

Viene spesso descritta come un'enorme biscia oppure come come un'idra o, ancora, come un incrocio tra un drago e un coccodrillo. Possiede una robusta corazza di squame luminose che la rende praticamente indistruttibile.

A Montedoro il suo habitat sarebbe un luogo paludoso alimentato dalle acque sulfuree della vicina miniera di zolfo, mentre nei pressi di Riesi, veniva avvistata in grotte.

La fantasia popolare la fa rivivere inoltre nei paesi del circondario come Sommatino, Canicattì, Campobello e Marianopoli.

La leggenda vuole che una biscia che rimanga nascosta per sette anni si tramuta in biddrina, diventando gigantesca come per magia. Questa serpe ammaliatrice vive nascosta presso le fonti e le paludi e riesce ad attirare i malcapitati che passino da quei luoghi incantandoli con lo squardo.

Postato da: Sahira a 14:02 | link | commenti (3) |

miti e leggende

domenica, 23 dicembre 2007
 

Il Serpente arcobaleno

Il Serpente arcobaleno è una creatura leggendaria di grande importanza per gli aborigeni australiani, probabilmente di origine nord-Australiana.

È un abitante delle pozze d'acqua del deserto australiano, fonti permanenti d'acqua importanti per il sostentamento degli aborigeni. È il Serpente, a volte imprevedibile, che nasce assieme al sole riempiendo i depositi e dando vita ai profondi burroni che attraversano il deserto, distribuendo così l'acqua.

Le storie del Dreamtime narrano di grandi Spiriti che, assumendo forme animali e umane, modellarono la terra allora sterile. Il Serpente dell'arcobaleno venne dal sottosuolo e creò rilievi montuosi e canyon profondi mentre risaliva in superficie. È conosciuto anche con il nome di Ngalyod dai Gunwinggu e Borlung dai Miali.

I racconti variano di zona in zona: le tribù dell'area monsonica raccontano delle interazioni epiche, a volte violente, tra il Sole, il Serpente e il vento nel loro Dreamtime, mentre le storie delle tribù del deserto centrale, che subiscono minori sbalzi climatici, riflettono una maggiore tranquillità.

È conosciuto come un protettore benevolo delle proprie genti e come un feroce giudice di chi vìola le leggi. Il Serpente è strettamente legato alla Terra, all'Acqua, alla Vita, alle relazioni sociali e alla fertilità.

Postato da: Sahira a 13:53 | link | commenti (6) |

miti e leggende

sabato, 15 dicembre 2007
 

Oya

OyaOya, Dea del cambiamento.
Oya, potente e misteriosa dea degli Yoruba in Nigeria,è l'Orisha che governa il vento e i cambiamenti naturali più forti e impetuosi: tornadi, terremoti, inondazioni, cicloni.

Oya in realtà ha molti volti e incarna diverse potenze femminili:

È la regina del vento di cambiamento.
Talvolta è chiamata "Madre del Caos", apportatrice di grandi cambiamenti e spesso anche della devastazione che costringe la gente a rivalutare e ricostruire. Viene da molti vista come una dea che non sopporta la stagnazione: per spingerti al cambiamento, ella attira la tua attenzione in modo drammatico, come un tornado. Se non ti svegli, ella irrompe e ti sveglia con forza. Può essere l'ispirazione per la resa di ciò che è vecchio e la nascita gloriosa del nuovo.

Oya ha molto potere: talvolta danza la sua danza spiraliforme con le armi in pugno - il machete, spada della verità, per scacciare i fantasmi, in quanto è l'unica Dea in grado di farlo.
Dea guerriera, è patrona della capacità feminile di essere autorevole e governare.

Oya non ha vie di mezzo: se piange, sulla terra scende una pioggia torrenziale.
Oya è improvvisa come il vento: nessuno può essere certo dei movimenti di Oya, nessuno può catturare il suo sorriso. Ieri, Oya era una pecora gentile; oggi, un bufalo infuriato; domani chissà, forse un arcobaleno. Può portare fortuna improvvisa e luce che irrompe nella vita.
I suoi aspetti sono numerosi come i suoi molti colori: tutti quelli dell'arcobaleno, più il nero e il rosso burgundo.

Oya è anche signora del fuoco, anch'esso, naturalmente, nel suo aspetto di fuoco improvviso, esplosivo; spesso è rappresentata con il fuoco in mano.

Oya è aria e vento, e dunque respiro, in particolare il primo e l'ultimo, da cui il suo ruolo di accompagnatrice dei morti; I cimiteri vengono infatti chiamati "giardini di Oya".
Il vento che strappa gli alberi dalle loro radici e che scoperchia le case è lo stesso vento, la stessa aria che noi utilizziamo per parlare. Essa, generato dal nostro anelito vitale, crea le parole a cui possiamo attingere per consolidare la nostra forza.

Oya è anche la patrona del tortuoso fiume Niger. Ha nove figli, i nove affluenti del fiume Niger. Ama il vino rosso. Il suo giorno è mercoledì.
In Brasile è chiamata Yansa (portatrice del fuoco, è una delle più importanti divinità della Macumba); a Cuba, Olla; a Haiti, Aido-Wedo; a New Orlean, Brigette.

Testo e ricerca di Anna Pirera

Immagine di Francisco Santos

Postato da: Sahira a 10:42 | link | commenti (7) |

miti e leggende, culto

martedì, 11 dicembre 2007
 

Penso che la Radice del Vento sia l'Acqua -
Non suonerebbe così profondo
Se fosse un Prodotto del Firmamento -
L'Aria non trattiene Oceani -
Intonazioni mediterranee -
Per l'Orecchio di una Corrente -
C'è una cognizione marittima
Nell'Atmosfera.


Emily Dickinson

Traduzione di Giuseppe Ierolli

Postato da: Sahira a 08:35 | link | commenti (2) |

poesia



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